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Il ruolo evolutivo della predisposizione psicologica al perdono

 
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Il ruolo evolutivo della predisposizione psicologica al perdono
by Micaela Di Consiglio - Friday, 1 March 2019, 11:47 AM
 

Un recente studio sperimentale (Siegel, 2018) condotto dai ricercatori della Yale University, dell’Università di Oxford e dello University College di Londra e pubblicato sulla rivista Nature Human Behavior, ha dimostrato che le persone sono disposte a mettere in discussioni le proprie valutazioni negative su chi si è comportato male, non appena questa persona compie una buona azione.

La ricerca. Sono state reclutate più di 1500 persone ed è stato loro chiesto di osservare due estranei che dovevano affrontare un dilemma morale: infliggere una scossa elettrica ad un’altra persona in cambio di denaro. I due personaggi (che in realtà erano dei collaboratori) ricoprivano il ruolo del “buono”, che rifiutava il compenso, e del “cattivo”, che infliggeva scosse elettriche per ottenere il denaro. 

I partecipanti, alla visione di questa situazione, si sono rapidamente creati delle impressioni positive e stabili sul personaggio buono, mentre erano in dubbio sul personaggio cattivo: lo valutavano negativamente quando decideva di infliggere una scossa elettrica, ma erano pronti a cambiare idea ogni volta che decideva di rifiutare il denaro.

Il fatto che le persone siano disposte a riconsiderare le proprie impressioni riflette una modalità profonda di giudizio morale: l’uomo sarebbe predisposto al perdono e sarebbe pronto a concedere il beneficio del dubbio e quindi a mantenere i rapporti anche con chi si è comportato male. Ma perché? “Il cervello si forma impressioni sociali con una modalità che permette il perdono”, ha spiegato Molly Crockett, ricercatrice della Yale University. "Poiché le persone talvolta si comportano male, siamo costretti in qualche modo ad aggiornare le nostre impressioni che potrebbero rivelarsi errate: altrimenti, correremmo il rischio d’interrompere prematuramente delle relazioni, e perdere i benefici delle relazioni sociali”.
Questo studio lascia comunque dei quesiti irrisolti: quali sarebbero stati i risultati se il soggetto “cattivo” avesse coinvolto in maniera diretta i partecipanti o persone a loro care? Avrebbero rivalutato i propri giudizi nello stesso modo? Inoltre, quanto l’insieme dei valori di ogni partecipante ha influenzato il suo giudizio?

Bibliografia

Siegel, J. Z., Mathys, C., Rutledge, R. B., & Crockett, M. J. (2018). Beliefs about bad people are volatile. Nature Human Behaviour2(10), 750.